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© Jürgen Fälchle/Adobe

Salviamo Api e Agricoltori!

Siamo uniti da tutta l'Unione europea per chiedere un'agricoltura favorevole alle api a vantaggio degli agricoltori, della salute e dell'ambiente!

Con la nostra iniziativa dei cittadini europei, chiediamo alla Commissione europea di sostenere un modello agricolo che consenta agli agricoltori e alla biodiversità di prosperare in armonia.

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Le nostre richieste chiave

Iniziativa dei Cittadini Europei “Salviamo Api e Agricoltori!”

Eliminazione graduale dell'uso di pesticidi sintetici

Entro il 2030 l'uso di pesticidi sintetici sarà gradualmente ridotto dell'80% nell'agricoltura dell'UE. Entro il 2035, l'intera agricoltura dell'Unione funzionerà senza uso di pesticidi sintetici.

Misure per il recupero della biodiversità

Saranno ripristinati gli habitat naturali e le aree agricole diventeranno un vettore di recupero della biodiversità.

Sostegno agli agricoltori

Gli agricoltori devono essere sostenuti nella necessaria transizione verso l'agroecologia. Saranno favorite le aziende agricole piccole, diversificate e sostenibili e sarà sostenuta la ricerca intorno a un modello agricolo senza uso di pesticidi e OGM.

 

Notizie sulla campagna (in inglese)

  •  
    31-03-2020

    Letter to Executive Vice President of the EU Commission

    Today 87 organisations, as supporters of the European Citizens Initiative “Save Bees and Farmers!” have sent a letter to the Executive Vice President of the EU Commission, Mr Timmermans, to make sure that the European Green Deal cuts pesticides and switches to agroecology.

     
  •  
    24-03-2020

    Covid-19: ECI continues online for the moment.

    We continue to fight for a pesticide-free agriculture for a healthy environment, even in times of Covid-19.

     
  •  
    28-02-2020

    Vandana Shiva supports our ECI

    I am so happy to be able to serve the bees and the farmers by becoming patron of the European initiative to save the bees and the farmers

     

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Materiali

Un sistema giunto a un punto morto

L'agricoltura europea sta giungendo a un punto morto. Politiche agricole unilateralmente orientate verso l'aumento delle rese tramite l'aumento dell'uso di agrofarmaci tossici hanno portato l'ecosistema sull'orlo del collasso. Gradualmente, la diversità biologica che è alla base dei nostri sistemi alimentari sta scomparendo, mettendo a dura prova il futuro del nostro cibo, dei nostri mezzi di sussistenza, della salute e dell'ambiente.

Le conseguenze per la natura sono disastrose: api, farfalle e altri insetti stanno scomparendo dai nostri paesaggi, e diversi tipi di uccelli, un tempo comunemente presenti nelle campagne europee, hanno smesso di cantare nei nostri campi. Anche i nostri torrenti e fiumi sono inquinati dai residui di pesticidi, e noi stessi, in quanto consumatori, siamo esposti quotidianamente a un cocktail di pesticidi sintetici attraverso il cibo che mangiamo.

 
 

 

Domande frequenti

Perché devo fornire così tante informazioni personali?

Un'iniziativa dei cittadini europei è diversa da una petizione "normale": è uno strumento democratico ufficiale che consente ai cittadini dell'UE di contribuire a plasmare l'Europa chiedendo alla Commissione europea di proporre un atto legislativo. Se riusciremo a raccogliere un milione di firme, la Commissione europea sarà giuridicamente obbligata a considerare le nostre richieste.

Non abbiamo alcun controllo sui dati necessari per la firma di un'iniziativa dei cittadini europei da parte degli Stati membri. I rispettivi Stati membri dell'UE determinano quali dati devono essere raccolti, in modo che le firme siano valide e contate. Per questo motivo, in un'iniziativa dei cittadini europei è necessario disporre di più dati personali di quelli che siete abituati a fornire per altre "petizioni". Tuttavia, tutti i dati raccolti nella "Fase 2" della nostra azione non saranno trasmessi a noi, ma direttamente ad un server sicuro situato in Germania, utilizzando un software appositamente certificato (OpenECI), in modo che le autorità nazionali competenti possano verificare la validità delle vostre firme. Questo è necessario perché un'iniziativa dei cittadini europei è uno strumento ufficiale dell'UE, per cui occorre verificare se le firme provengono effettivamente da cittadini di uno Stato membro dell'UE. I vostri dati personali saranno cancellati definitivamente dopo la verifica ufficiale da parte delle autorità nazionali. Saremo lieti di completare la fase 2 della nostra azione sulla base di queste spiegazioni. Solo allora l'iniziativa dei cittadini europei sarà firmata e la vostra firma potrà essere conteggiata.

 

Come posso sostenere l'Iniziativa dei cittadini europei (ICE) come persona privata o organizzazione/associazione?

In svariati modi. È possibile sostenere l'iniziativa dei cittadini europei:

  • firmando l'ICE ora su questo sito web
  • raccontando a familiari, amici e colleghi della nostra ICE e dei suoi obiettivi. Si tratta di un aspetto molto importante, poiché otterremo il cambiamento di sistema necessario solo se un numero sufficientemente elevato di persone riconoscerà l'urgenza della crisi attuale e la necessità di un'azione rapida per contrastarla.
  • condividendo i nostri contenuti sui social media. Potete anche stampare i moduli da firmare, raccogliere firme su questi ultimi e inviarceli per posta (troverete l'indirizzo sui moduli).
  • Sostenendo il lavoro di "Salviamo Api e Agricoltori" con una donazione.

 

Perché non ricevo un'e-mail di conferma dopo aver firmato l'ICE?

I vostri dati saranno, naturalmente, trasmessi in modo sicuro e criptato. Tutti i dati raccolti nella "Fase 2" al momento della firma dell'ICE con il software certificato dalla Commissione Europea (OpenECI) sono direttamente trasmessi ad un server sicuro. Essi non ci saranno inviati e per questo motivo non è possibile inviarvi una conferma della vostra partecipazione da parte nostra. Solo le autorità nazionali competenti possono ispezionare le firme per una verifica casuale della loro validità. Ciò è necessario perché un'iniziativa dei cittadini europei è uno strumento ufficiale dell'UE. I vostri dati personali saranno cancellati definitivamente dopo la verifica ufficiale da parte delle autorità nazionali.

 

Non sono ancora sicuro di aver firmato l'ICE. Posso firmare una seconda volta, o la mia firma non sarà più valida?

Sì, firma di nuovo se non sei sicuro. La tua firma è valida e viene conteggiata una sola volta. Il software rileva automaticamente le doppie firme e mette in ordine i duplicati.

 

Sono cittadino di uno Stato membro dell'UE, ma vivo in un altro Stato membro dell'UE. In quale Stato membro devo firmare?

Nel caso della firma online:

  • Nella casella "seleziona paese" immetti la tua nazionalità. Il widget sarà poi configurato in modo da richiedere i requisiti specifici per quella nazionalità (in qualsiasi paese si risieda: ID, ecc....).
  • Nella casella "nazionalità" rimettete la vostra nazionalità.
  • Nella maggior parte dei casi dovrete inserire il vostro indirizzo. Qui selezionate il paese dell'UE in cui vivete.

Se questo non funziona, l'unica soluzione è stampare il modulo di firma del paese di cui si è cittadini, compilarlo e rispedirlo all'indirizzo indicato sul modulo di firma. Qui potete trovare i moduli di firma da stampare a casa.

A seconda dei dati richiesti da questi Stati membri, è possibile scegliere se firmare per la propria nazionalità o per il proprio paese di residenza, tenendo presente che è possibile iscriversi una sola volta all'iniziativa "Salviamo api e agricoltori".
I dati da voi forniti al momento della firma determineranno in quale Stato membro verrà conteggiata la vostra firma.

Ad esempio: Un austriaco che vive in Estonia può…
… compilare il modulo per l'Estonia, indicando nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita e nazionalità - in questo caso, il suo voto sarà verificato e quindi conteggiata in Estonia

… oppure compilare il modulo per l'Austria, fornendo oltre ai dati di cui sopra un numero di documento di identificazione personale dalla lista accettata dall'Austria - in questo caso, il suo voto sarà verificato e quindi conteggiata in Austria.

 

Sono cittadino dell'UE residente al di fuori dell'UE. Posso firmare l'ICE?

Questo dipende dallo stato membro di cui siete nazionali.
A seconda dei requisiti richiesti dagli Stati membri, è possibile o meno che tu possa iscriverti online. Ciò è dovuto al fatto che alcuni Stati membri richiedono un indirizzo UE.
Per coloro che avranno la possibilità di iscriversi, la vostra firma sarà conteggiata nello Stato membro di cui avete la nazionalità.
Per coloro che non possono firmare online, potete stampare il modulo cartaceo, riempirlo con la vostra nazionalità e il vostro indirizzo e rispedirlo indietro all’indirizzo indicato sul modulo stesso.

 

Perché un approccio così radicale? 15 anni non sono forse un periodo troppo breve per passare ad un'agricoltura senza pesticidi sintetici?

Quando un agricoltore decide di diventare agricoltore biologico certificato, ci vogliono tre anni di attesa perché la sua terra e i suoi raccolti ricevano l'etichetta biologica, il che significa che nessun pesticida sintetico è stato utilizzato durante l’intero processo di produzione. Una tale trasformazione è un'attività che richiede un profondo livello di conoscenze, e richiede un certo livello di formazione e di adattamento da parte dell'agricoltore. Riteniamo quindi che 15 anni siano un periodo di tempo sufficiente per formare gli agricoltori ad adottare pratiche che non prevedano l’uso di pesticidi. 15 anni consentirebbero un periodo di transizione senza intoppi, ma con obiettivi chiari.

Inoltre, abbiamo già perso l'opportunità di proporre cambiamenti meno ambiziosi e una conversione agricola più lenta. Già nel 2008, l'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development, (IAASTD), avviato dalla Banca Mondiale, ha avvertito con urgenza nella sua relazione finale: "business as usual non è un'opzione", ovvero non è più possibile continuare in questa direzione come se nulla fosse. Ma l'avvertimento dello IAASTD non è stato seguito da azioni corrispondenti. Di conseguenza, dieci preziosi anni per la trasformazione del settore agricolo sono andati persi, fino a quando, nel maggio 2019, la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) ha presentato il suo Rapporto di valutazione globale sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, che ha ribadito con forza l'avvertimento secondo il quale "lo status quo non è un'opzione". Qualche mese dopo, il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) ha presentato la sua relazione sul legame tra uso del suolo ed emissioni di gas serra. Entrambi gli organismi delle Nazioni Unite, IPBES e IPCC, hanno avvertito con urgenza che la finestra temporale per le misure volte ad evitare l'imminente collasso del clima e degli ecosistemi mondiali si chiuderà molto presto.
Poiché i passati organi decisionali responsabili non hanno "ascoltato" i messaggi degli esperti in materia, e non hanno agito in merito, adesso non possiamo semplicemente più aspettare. La nostra generazione è l'ultima ad avere ancora il potere di intraprendere azioni efficaci per arrestare la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico. Secondo il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, se non agiamo ora, rischiamo di passare il punto di non ritorno tra dieci anni.       

 

Il crollo della biodiversità può essere causato esclusivamente da pesticidi?

Sono molti, a dire il vero, i fattori che contribuiscono all'estinzione delle specie. La relazione 2019 della Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) ha chiarito questo punto esaustivamente. Le cause principali ivi citate sono i cambiamenti nell'uso del suolo, l'inquinamento da varie fonti, i cambiamenti climatici e la proliferazione di specie invasive, dove i cambiamenti nell'uso del suolo e il relativo inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo sono per gran parte causati dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dall'urbanizzazione, con il 71% del terreno totale disponibile utilizzato per l'agricoltura e la silvicoltura.

L'uso di pesticidi sintetici è un duplice fattore di estinzione delle specie: un effetto nocivo immediato dell'uso dei pesticidi deriva dalla tossicità di tali sostanze per insetti, uccelli, anfibi, così come per il suolo e gli organismi acquatici.Inoltre, l’uso di pesticidi ha promosso un modello di agricoltura intensiva basata fortemente sulla proliferazione di monocolture intensive che non lasciano spazio alla diversità delle specie (agrobiodiversità). In altre parole, la continua intensificazione del controllo chimico dei parassiti, a partire dagli anni '60, ha reso obsoleto l'uso e la considerazione di meccanismi biologici naturali per il controllo dei parassiti - come ad esempio la creazione di habitat e “nicchie” ecologiche per gli insetti benefici, o l'uso di varietà di colture resistenti - mentre le disposizioni sopra elencate sono fondamentali per un'agricoltura libera da pesticidi. Per ripristinare questi ecosistemi naturali e consentire la diversità delle specie nei terreni agricoli, è indispensabile attuare pratiche naturali, che non facciano uso di pesticidi, nel nostro sistema agricolo.
Fortunatamente, è dimostrato che il recupero della biodiversità può avvenire in tempi relativamente brevi quando si adottano misure per ripristinare gli habitat, parallelamente all'abbandono dell'uso di pesticidi sintetici.

 

Quindi in futuro dovremo nuovamente arare con i cavalli e diserbare i campi a mano?

No, questa immagine viene spesso sollevata dall'industria dei pesticidi per spaventare agricoltori e cittadini. Il fatto che un futuro modello agricolo compatibile con la biodiversità possa fare a meno dei pesticidi sintetici non significa certo che esso non debba approfittare dell'incredibile quantità di conoscenze scientifiche e innovazioni tecnologiche disponibili al giorno d’oggi.

Come già affermato nel 2008 nel rapporto dell'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD), il fattore decisivo per combattere la fame a livello globale non è la massimizzazione della produttività, ma la disponibilità di cibo e di mezzi di produzione a livello locale. Le migliori garanzie in tal senso sono i benefici ecologici e sociali apportati dalle piccole strutture contadine.

I recenti sviluppi tecnologici, come il passaggio da macchine pesanti a robot agricoli leggeri, energeticamente autonomi e auto-pilotati, sono promettenti. Tali progressi tecnologici potrebbero, ad esempio, consentire il monitoraggio meccanico delle infestanti per garantire un equilibrio controllato tra le colture desiderate e le altre piante presenti nel campo, mantenendo così una diversità ecologica di insetti benefici per contenere i parassiti all'interno della coltura.

 

Credete che gli agricoltori sostengano l'idea di vietare i pesticidi?

Contrariamente alle dichiarazioni dell'industria dei pesticidi o dei portavoce dei principali sindacati degli agricoltori, esiste una grande diversità di pensiero all’interno della comunità agricola. Mentre le grandi associazioni di produttori agricoli hanno finora difeso con insistenza il sistema agroindustriale, nonché reiteratamente combattuto le restrizioni sui pesticidi, dall’altra parte un numero crescente di piccoli gruppi d’interesse e di agricoltori ritengono che la dipendenza dall'agroindustria (compagnie produttrici di pesticidi sintetici, sementi e fertilizzanti) e dai suoi prodotti sia una forza trainante della crisi in cui sono cadute sia le aziende agricole che l'ecosistema in generale. Per noi organizzatori dell'iniziativa popolare sarà quindi decisivo riuscire a mostrare efficacemente le prospettive per il cambiamento, nonché convincere gli agricoltori non solo che un'agricoltura senza pesticidi è possibile, ma anche che a lungo termine essa è chiaramente l'opzione migliore. Vogliamo quindi utilizzare il prossimo anno in particolare per avviare un dialogo con gli agricoltori e le loro organizzazioni rappresentative. Finora, i maggiori sindacati agricoli si sono espressi a favore di un modello agricolo distruttivo sia per le piccole aziende agricole che per la biodiversità degli agricoltori, che riduce l'occupazione nelle campagne. Questa non è affatto la nostra visione per il futuro dell'agricoltura europea!

 

Ma i prezzi dei prodotti alimentari in Europa non diventeranno più cari se gli agricoltori sono costretti a ricorrere a misure di protezione delle colture alternative?

Il prezzo più alto che possiamo pagare per il cibo che mangiamo oggi è quello di distruggere i nostri mezzi di sussistenza, oltre che quelli dei nostri figli e nipoti. Ma è proprio questo prezzo che stiamo pagando in tutto il mondo, quando compriamo cibo prodotto in modo insostenibile e a basso costo. Il nostro attuale modo di coltivare minaccia l'approvvigionamento alimentare mondiale, come ha dichiarato l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) in un ampio rapporto sullo stato dell'agricoltura e della biodiversità nel febbraio 2019. Il motivo per cui continuiamo a comprare cibo a questo prezzo inaccettabile è che esso non appare sull’etichetta, o alla cassa del supermercato. Lo paghiamo bruciando foreste, inquinando l'acqua, erodendo il suolo, contaminando l'aria che respiriamo e con i residui chimici che troviamo nel nostro cibo. I pesticidi, così come il cibo di bassa qualità, hanno un impatto sconosciuto sulla salute che comporta importanti costi sociali (cancro, morbo di Parkinson, disturbi riproduttivi, etc.).

Inoltre, pure il costo del disinquinamento dell'acqua è supportato dai consumatori. Dobbiamo quindi porre fine a questo sistema disastroso. Gli agricoltori che producono alimenti in modo sostenibile dovrebbero essere ricompensati, mentre gli alimenti importati prodotti secondo pratiche non sostenibili dovrebbero essere pesantemente tassati. Inoltre, il cibo che abbiamo attualmente a disposizione è a buon mercato rispetto al prezzo pagato dai nostri genitori, ma, allo stesso tempo, il sistema attuale non consente agli agricoltori di guadagnarsi una vita dignitosa nonostante svolgano un’attività che è alla base stessa della nostra salute. Gli organi decisionali responsabili devono garantire che gli agricoltori guadagnino un reddito dignitoso, pur mantenendo i prodotti alimentari a prezzi abbordabili.    

 

Perché le richieste centrali dell'iniziativa dei cittadini includono solo il divieto di utilizzare pesticidi nell'UE, ma non il divieto di importazione di merci prodotte con l'uso di pesticidi?

In realtà, questa è proprio una delle nostre richieste! Nell'allegato ICE, si afferma che sono necessarie misure di accompagnamento per garantire che gli alimenti privi di pesticidi prodotti in Europa non siano soggetti alla concorrenza di alimenti a basso costo, prodotti con l'uso di pesticidi, provenienti da Paesi terzi. Ciò può essere garantito in vari modi: o con un divieto generale degli alimenti che non hanno la certificazione di essere stati prodotti senza uso di pesticidi sintetici, o addirittura con una tassazione elevata e/o il sovvenzionamento di alimenti europei che sono stati prodotti in modo tale da favorire la biodiversità. E' chiaro che tali misure sono indispensabili per la protezione dell'agricoltura europea.  Tuttavia, poiché ciò riguarda gli accordi commerciali internazionali, e poiché questi ultimi non possono essere soggetti alle Iniziative dei Cittadini Europei, tale domanda è (solamente) elencata nell'allegato ICE, e pertanto non rientra formalmente tra le sue esigenze centrali. Ma una cosa è chiara: dovremo tutti affrontare questa questione politica, perché la transizione può avvenire solo se potrà essere esclusa la concorrenza sleale di prodotti che non soddisfano standard ecologici simili.

 

Senza pesticidi, come possiamo garantire l'alimentazione di oltre nove miliardi di persone?

Una risposta alla domanda su come nutrire una popolazione mondiale, che è stimata superare i nove miliardi di persone entro il 2050, è stata fornita circa dieci anni fa dall'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development, (IAASTD). Le sue raccomandazioni chiave comprendevano il miglioramento di metodi agricoli agro-ecologici e a basso input, la selettocultura delle coltivazioni per una migliore resistenza al clima, alla variabilità delle temperature e ai parassiti, così come la compensazione per i servizi ambientali e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Ciò che non troverete nel rapporto, tuttavia, sono raccomandazioni di utilizzare pesticidi al fine di garantire l'approvvigionamento alimentare mondiale. Al contrario, la IAASTD raccomanda la sostituzione dei prodotti agrochimici con il biocontrollo. L'affermazione che i pesticidi sono necessari per garantire l'approvvigionamento alimentare mondiale non è quindi altro che una narrazione spinta dai grandi gruppi agrochimici, che guadagnano miliardi di euro dalla vendita di pesticidi. Non ci sono prove scientifiche a sostegno di tale affermazione: è solo un mito.

 

Come possono gli agricoltori riuscire a passare a metodi di produzione privi di pesticidi in 15 anni?

Negli ultimi decenni, lo sviluppo dell'agricoltura biologica e l'implementazione dell'agroecologia hanno chiaramente dimostrato che l'agricoltura senza pesticidi è una realtà. Si tratta di un'attività ad alta intensità di conoscenze, che richiede certamente un adattamento da parte degli agricoltori.

Per questo è importante consigliare e sostenere gli agricoltori nella loro transizione. A tal fine, è necessario creare le condizioni economiche necessarie.

In alcuni casi, devono essere promosse ulteriori ricerche sui metodi agroecologici, anche attraverso risorse pubbliche liberate dalla rinuncia a investimenti in prodotti agricoli chimici.

Nel corso degli ultimi decenni, miliardi di euro di fondi pubblici e privati sono stati investiti nello sviluppo di nuovi pesticidi sintetici, mentre nello sviluppo di pratiche alternative e nella loro attuazione sono state investite solo piccole somme. Il sistema deve essere cambiato: le risorse pubbliche dovrebbero finanziare la ricerca in agroecologia per migliorare la produzione nel rispetto dell'ambiente, e i risultati della ricerca devono poi essere disponibili agli agricoltori, e aiutarli a migliorare le proprie pratiche.

 

Possiamo permetterci il "lusso" di non utilizzare affatto i pesticidi in vista delle sfide poste dal cambiamento climatico?

In vista dei cambiamenti climatici, l'abbandono del modello agricolo basato sull'uso intensivo di prodotti agrochimici è fondamentale per il futuro della nostra produzione. I cambiamenti climatici metteranno l'agricoltura di fronte a condizioni climatiche estreme senza precedenti, e ad una maggiore pressione da parte dei parassiti. È proprio in considerazione di queste sfide che è tanto più importante garantire la resilienza necessaria attraverso agroecosistemi che siano il più possibile forti e resilienti, con una corrispondente diversità di specie. I metodi di produzione agroecologici migliorano la resistenza alla siccità, ad esempio, poiché i terreni con alti tassi di carbonio immagazzinano più acqua. Essi favoriscono inoltre la formazione di humus nel suolo ed eliminano la CO2 dall'atmosfera. Ciò è particolarmente importante perché, per raggiungere l'obiettivo di 1,5 gradi dell'IPCC, sarà necessario che a livello mondiale le emissioni di CO2 derivanti dalla produzione alimentare diventino negative. Ciò significa che sarà necessario che finisca nel suolo, e contribuisca alla formazione di humus, più CO2 dall'atmosfera di quanta non ne venga complessivamente emessa dai processi agricoli (questa prestazione potrebbe essere premiata, ad esempio, da un compenso economico). Un tale processo non è possibile utilizzando prodotti agrochimici.        

 

L'ingegneria genetica aiuterà ad eliminare i pesticidi?

Il rapporto IAASTD ha già affermato che, finora, l’ingegneria genetica verde" ha creato più problemi che soluzioni, e ha orientato unilateralmente l'interesse della ricerca verso prodotti brevettabili.

La stragrande maggioranza delle varietà OGM oggi in commercio sono resistenti a un pesticida, conducendo quindi a un maggiore uso di questi ultimi, oppure sono modificate geneticamente per produrre pesticidi dal loro interno, mettendo quindi in pericolo gli ecosistemi in cui si trovano! La nostra iniziativa per la conservazione della biodiversità e delle piccole imprese agricole richiede esplicitamente la promozione di formazione e ricerca rurale indipendente nel campo dell'agricoltura senza uso di pesticidi e senza OGM. È quindi indiscusso che la produzione e la selezione delle sementi dovrebbero essere promosse e ampliate con tecniche di allevamento convenzionali.

 

Chi siamo

Siamo un'ampia alleanza di ONG, iniziative agricole, movimenti dal basso, associazioni scientifiche e di apicoltori.

Il nostro obiettivo è promuovere un modello agricolo europeo che protegga le api e gli agricoltori. Insieme, vogliamo raccogliere almeno un milione di firme per l'iniziativa dei cittadini europei "Salviamo api e agricoltori!”. L'iniziativa è coordinata dalle organizzazioni elencate di seguito.

Membri del Circolo degli Organizzatori:

 

Maggiori informazioni sulla nostra alleanza

Elenco delle organizzazioni dell'alleanza

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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